Fanciulli martiri
Tratto dal libro di Pio Cappuccino, Ed. La Poligrafica - Siena - 1951
 

(terza parte. Tratto ) Il 2 novembre, dopo essere stato coi genitori alla Messa ed al Cimitero, espresse il desiderio di aiutare da un amico in Val Brembana. Montò sulla scintillante bicicletta da corsa, sulla quale due anni prima a Cagliari aveva conquistalo il titolo di campione sardo dì velocità, e non ritornò più.
Vendette la bicicletta per raggiungere il Ironie. Siccome a Roma incontrò difficoltà per farsi inviare a Nettuno, si arruolò nei Battaglioni M, che in quel momento raccoglievano il fiore e l'ardore della giovinezza d'Italia. Il reparto della “Camilluccia" doveva partire da un giorno all'altro per ributtare a mare l'invasore.
Così sognavano quei goliardi vibranti di epopea, ma invece, dopo mesi di snervante attesa che li demoralizzò, furono inviali a Vercelli dove si fuserò con la Legione Tagliamento. Il reparto era comandalo da ufficiali di provato valore; ma non aveva di fronte i carri armati americani contro cui era bello combattere morire nella vampa di fuoco; aveva di fronte l'imboscata partigiana da cui era impossibile difendersi : colpiva a tergo e nel buio.
I legionari, che volevano morire sull'Appia, non disertarono in Val Sesia. Seppero farsi amare per la loro correttezza. La popolazione si rivolgeva spesso a loro, per essere protetta dalle razzie di bestiame, compiute dai conquistatori delle vacche.
Una notte il presidio di Varallo Sesiafu chiamalo da quello di Borgo attaccalo dai ribelli. Ventidue ragazzi di Varai lo, dopo avere rivolto una preghiera alla Madonna, partirono immediatamente sopra un camion e filarono in soccorso dei commilitoni.
Finirono tutti tragicamente. Quella chiamata era stata una finta dei partigiani che attesero sopra il ponte, sbarrato da un filo elettrico ad alta Impone. L'auto sbandò, s'incendiò e i patrioti piombarono come macellai a sgozzare le vittime. Il luogo del massacro si chiama l'onte della Vieta. Amerigo fu tra quelli che accorsero, appena si seppe dell'eccidio, a raccogliere i morti che appartenevano al suo presidio ed erano tutti più che amici fraterni. Come li avevano sfigurati! Perche la guerriglia rende così disumani? Il buio in cui. si opera incupisce l'animo. Quando l'animo è cupo ogni pensiero e azione diventano tenebrosi.
Perciò accolsero, con un senso di vera liberazione dal più pesante incubo, il trasferimento nelle Marche. Presso Urbino ebbero la visita del Duce che li additò agli uflìciali superiori germanici come i suoi giovani migliori coi quali avrebbero dovuto fare i conti i polacchi del corpo di spedizione. Amerigo era vicino al Duce quando disse questi sono i mici giovani migliori. Aveva gli occhi velati di lacrime.
Le speranze di combattere l'invasore, a viso a viso, naufragarono presto. Mentre stavano per cogliere l'agognato alloro, furono inviati nelle valli bresciane e bergamasche, già madri di saldi alpini ed ora di tenaci partigiani.
Mancheremmo di sincerità se non riconoscessimo che anche dall'altra parte della barricata militavano giovani puri che sapevano morire. Amerigò ne conobbe uno, alto, con la barba bionda, avvolto in un mantello da cospiratore e da eroe. S! chiamava (Giorgio Paglia ed era figlio di una medaglia d'oro. Il babbo era caduto tra le camicie nere di Passo Uaricu, accanto a Padre Reginaldo Giuliani. Ora lui combatteva contro le camicie nere ed era in buona fede, come Amento; e voleva l’Italia libera e grande, come Amerigo. Si strinsero più volte la mano. Dopo il sacrificio, consumato ognuno sulla propria sponda, si saranno ritrovati nel regno di Dio, abbracciati nella fraternità dei Santi.
L'abbraccio dei Morti sia un impegno per i vivi! La vita in Valtellina. e- in Val Camonica era assai dura. Su per Morbegno, Tirano e Bormio; su per Breno, Edolo e Pontedilegno; verso le vette dell’Adamello che videro gli alpini fermare lo straniero nelle ore tragiche della Patria, non c'erano solamente dei pacifici valligiani e dei corvici pastori. C’erano altri alpini, altre penne nere e fiamme verdi, che non molestavano i tedeschi. Con questi vigeva un tacito accordio. Ma coi legionari italiani accordi non ne esistevano; e le vittime cadevano in uno stillicidio inesorabile.
Quanti caduti sotto il Mortirolo! Qui c'erano scavate le trincee della morte. Il plotone dei guastatori che Amerigò comandava ebbe parecchi feriti e (tre morti: Franco Longo, Gabriele Romano e Paolo Simbeni --- tre ragazzi che il comandante, ragazzo anche lui, si portò a braccia. Li portava come ostie immacolate per purificare la terra macchiata di tanto sangue, quella terra già così pia, cosparsa di chiese romaniche e di santuari alla Vergine. Benché giovanissimo il De Lupis era stato promosso sergente per il suo contegno ammirabile nel pericolo. Ufficiali e commilitoni erano presi da viva simpatia per lui, che nei crepitii notturni non perdeva mail la calma.
La sua dedizione al dovere era assoluta. Il senso del dovere è, per il soldato, ciò che la pietà è per il sacerdote: fonte di generosi ardimenti. Il sacerdote pio, non solo si rende utile a tutti, ma nel suo spirito di apostolato e di sacrificio è pronto a immolarsi. Il soldato, quando sente il dovere, non misura il rischio e non calcola il guadagno.
Una volta a Darfo, Amerigo aveva ricevuto la visita dei genitori. La gioia e la pace di quella visita gli facevano dimenticare le tristezze della guerriglia. Effondeva il cuore su quello della mamma, una santa del Trentino, e del babbo, valoroso ufficiale degli scarponi, decorato di medaglia d'argento nell'altra guerra. Improvvisa corre la voce che i ribelli hanno assalito un camion di legionari a Dezzo di Scalve. Amerigo non ha un istante di incertezza : lascia genitori per balzare in soccorso dei commilitoni. Il suo posto era là. (continua….)