La storia della Legione Tagliamento
Tratto dal libro di Giorgio Pisanò "L'ultimo saluto" edito dalle edizioni Fascismo e libertà. È dedicato "ai 43 legionari della Legione Tagliamento trucidati in Rovetta il 28 aprile 1945 e in ricordo di tutti i caduti per l'onore e di Benito Mussolini.

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Fino all'aprile del '44

Dopo l'aprile 1944 

Le fine della guerra

L'eccidio di Lovere

Teglio e i Martiri di Rovetta

La Legione "Tagliamento". che si componeva dei Battaglioni "M" LXIII e LXIX, venne formata nell'estate del 1941 per essere impiegata sul fronte russo. in un giorno (l'agosto di quell'anno. Benito Mussolini la passò in rivista presso Mantova, mentre si accingeva a lasciare la Patria, inquadrata nella 3< Divisione Celere. li 10 settembre 1941 la Legione entrò in combattimento contro forze dell'Armata Rossa sul Dnjeper, iniziando così il proprio ciclo di operazioni che si concluse nel gennaio 1943 con il rientro in Patria dei pochi superstiti. Citata all'ordine del giorno per il suo valore, la Legione, che già era stata insignita di Medaglia d'Argento, meritò la Medaglia d'Oro al V.M.
Dopo il riordinamento dei propri Reparti, la "Tagliamento" raggiunse il Lazio, entrando a far parte della Divisione Corazzata Legionaria "M" che, in seguito al colpo di stato badogliano, assunse il nome di "Centauro".
All'atto dell'armistizio il LXIII Battaglione, al comando del tenente colonnello Merico Zuccari. non depose le armi, e decise di proseguire la lotta a fianco dei tedeschi: due giorni dopo, lasciò Bagni di Tivoli. dove era acquartierato, dirigendosi su Ardea.
11-13 settembre 1943, il LXIII Btg. "M Tagliamento", con il Btg. Allievi Ufficiali di Ostia-Lido e con il XVI Battaglione ~<M" di Corno, entrò a far parte della "1< Legione "M"", costituita ad iniziativa del tenente colonnello Gustavo Marabini, comandante del
XVI "M".
Il Diario Storico della "1a Legione "M"". comprendente anche le operazioni svolte nel Lazio e negli Abruzzi dal LXIII Btg. "Tagliamento" sino alla data di scioglimento della Legione (23 novembre 1943). Da tale data sino al 30 novembre 1943, il LXIII Battaglione rimase in Ardea per l'addestramento alla controguerriglia. Poi, in relazione alle tradizioni del Reparto ed alle buone prove fornite nel ciclo di operazioni post-armistiziali. venne autorizzata dal Comando generale della GNR la ricostituzione della Legione "Tagliamento". Il LXIII Battaglione, pertanto, non rientrò alla propria sede di mobilitazione in Udine, ma raggiunse il bresciano.
Ai primi del dicembre 1943, il "LXIII Battaglione" si trasferì a Chiari, in provincia di Brescia. E fu qui che il Comando del Battaglione ebbe notizia. precisamente da un Aiutante della CNR. che sul monte Darfo si erano andati organizzando gruppi di guerriglieri, in possesso di buon armamento.
Il mattino del 10 dicembre, la 1a Compagnia iniziò un'operazione destinata a debellare le formazioni sulla montagna. Per giungere all'obiettivo, il reparto dovette compiere un'estenuante marcia in mezzo alla neve; poi, finalmente, venne scoperto un vasto spiazzo, al centro del quale sorgeva una baita, occupata dai partigiani. I legionari si avvicinarono cautamente, ma i guerriglieri li scopersero, e iniziarono un fuoco serrato che uccise due militi e ferì anche il Comandante della Compagnia. Immediatamente il comando del Reparto venne assunto dall'aiutante Fiorineschi. Il combattimento proseguì ancora per un poco, infine i legionari ebbero la meglio. Si distinsero il brigadiere Berneschi, il milite scelto Menegazzo, i legionari Bergami, Bulfoni, Mauro ed Ottobrini.
Interrogati i prigionieri, si seppe che in altra baita, poco lontana, vi erano ancora dei partigiani. Bastò una Squadra per avere ragione anche di questi.
Improvvisa una barella, i legionari scesero a valle trasportando il loro Comandante ferito. Lungo la strada s'imbatterono nel partigiano "Lepre", che venne catturato. Tutti i prigionieri furono consegnati al Comando di Brescia.
Il 20 dicembre, in relazione al peggioramento della situazione in Valsesia, il Battaglione si trasferì da Chiari a Vercelli dove venne acquartierato nella caserma "Conte di Torino" subito ribattezzata "Tagliamento". Il giorno successivo il Battaglione si trasferì a Borgosesia, al centro della zona dove i guerriglieri comunisti di Moscatelli avevano manifestato più insistentemente la propria attività ed erano riusciti ad eliminare buona parte delle Stazione dei Carabinieri.
Lo stesso giorno i partigiani attaccarono due pattuglie di legionari, ma dovettero lasciare sul campo uno dei loro comandanti.
La sera della vigilia di Natale 1943, la 1a Compagnia andò a presidiare l'abitato di Crocemosso Santa Maria, istituendo postazioni sui monti di Vallemosso. Il giorno dopo i guerriglieri attaccarono. Ricorda il legionario Luigi Ferretti: "Nella notte sul 25 dicembre il brigadiere Berneschi venne nella mia postazione arretrata per avvertirci che il legionario Giovanni Pasquini non stava bene e per cercare un volontario onde sostituirlo nella postazione avanzata. Mi offersi e andai. Alla postazione trovai i legionari Irio Bosi, Renato Olla e Serravalle. Riposammo a turno. Faceva molto freddo. Il mattino successivo, alle ore 10, Olla mi chiese di uscire dalla postazione per trovare della legna. La trovai, e rientrato alla postazione ci stringemmo tutti attorno al fuoco. Le campane suonavano a festa per il Santo Natale.
In quel momento i partigiani attaccarono e successe il finimondo. Raffiche di mitraglia e bombe da mortaio raggiunsero la postazione. Caddi ferito perdendo molto sangue. Rispondemmo al fuoco con le nostre armi (un Breda "30" e tre moschetti), ma altre bombe ci raggiunsero. Il brigadiere Berneschi ci ordinò di metterci al riparo. Tutti obbedirono, ma io non lo feci e rimasi sdraiato nella postazione. Vi rimasi per trenta lunghissimi minuti, sparando qualche colpo di moschetto mentre le forze mi stavano abbandonando. Ormai mi ero rassegnato al peggio, quando venne a tirarmi via Berneschi, che, ricordo indossava guanti bianchi. Fui ricoverato all'Ospedale di Vercelli assieme ad altri feriti. Quei iziorno morì il legionario Bonacina".

 

Il 31 dicembre successivo il Battaglione risalì la Valsesia in direzione di Canmsco. I guerriglieri respinsero con il fuoco un Plotone, al comando del tenente Alimonda, che rimase gravemente ferito. L'avanguardia del Battaglione, allora procedette divisa in due aliquote: una piedata, al comando del capitano Fabriano per l'alto; l'altra, agli ordini dell'aiutante maggiore del Battaglione, sulla strada.
All'ingresso dell'abitato di Camasco il distaccamento partigiano tese una imboscata a questa ultima formazione, che reagì. Dopo qualche resistenza. i guerriglieri ripiegarono andando a congiungersi con un'altra banda della quale facevano parte anche ex prigionieri angloamericani. Il nuovo sbarramento, messo in atto dalle due bande congiuntesi, venne attaccato e fatto ripiegare, cosicchè fu possibile occupare alcune località e distruggere le basi delle bande. Le perdite del Battaglione furono sensibili: due ufficiali caduti, tra cui l'aiutante maggiore, ed alcuni legionari, vari feriti, tra i quali gravemente, il tenente Alimonda. comandante della 3a Compagnia.
Pochi giorni dopo. la 3a Compagnia transitando per Crevalcore su autocarri conobbe una nuova tattica di guerra partigiana: le vennero fatti cadere sopra dei cavi dell'alta tensione. L'attacco, però, non diede alcun frutto ed i partigiani persero uno dei loro che venne fucilato.
Nei primi giorni del gennaio 1944. il Comandante della Legione, colonnello Zuccari, si recò all'Ospedale di Vercelli a visitare i feriti e a consegnare al legionario Ferretti, di diciassette anni, i gradi di milite scelto per merito di guerra e la Croce di Guerra al V.M.
Nella prima decade di gennaio. un Plotone della 3a Compagnia venne inviato su autocarri in soccorso del presidio germanico di Varallo Sesia, attaccato dai guerriglieri. Prima della curva di Roccapietra, il Plotone cadde in una imboscata partigiana. Il fuoco dei guerriglieri fu così violento che fu giocoforza abbandonare i due autocarri. Con il favore delle tenebre, il plotone riuscì ad entrare a Varallo. I due autocarri, su uno dei quali era rimasto un ferito, vennero recuperati dal legionario autista Benito Onofri, che li portò via, praticamente sotto il naso dei guerriglieri appostati. La situazione a Varallo, però, rimaneva precaria. Di conseguenza, il mattino successivo, tutto il Battaglione marciò sulla località sbloccandola.
Nei giorni seguenti il battaglione, d'intesa con le Forze di sicurezza germaniche iniziò nella zona una vasta azione di grande polizia. Il primo scontro si svolse a Roccapietra e si concluse con la sconfitta dei guerriglieri che, sottoposti a tiro di mortai, dovettero abbandonare le posizioni anche per l'intervento di una colonna germanica che ne minacciò a tergo lo schieramento.
Nella notte del 17 gennaio le forze partigiane furono costrette a ripiegare verso la costa boscosa del Monte Briasco per riunirsi alla loro base di Castagneira.
La situazione, il giorno 19, si fece sempre più difficile per le bande, che dovettero far fronte al progredire della "Tagliamento" da Borgosesia e di una colonna germanica verso Omegna. All'operazione, che ebbe inizio nelle prime ore del mattino, prese parte anche un treno armato. fermo sul tratto di ferrovia Bertole-Borgosesia.
Lentamente lo schieramento (lei guerriglieri venne ad essere accerchiato. Sul mezzogiorno tutte le formazioni partigiane ruppero i vincoli organici. occultarono le armi e distrussero i magazzini, essendo strette in un cerchio (li circa 6-8 chilometri. Solo poche squadre di guerriglieri opposero frammentarie resistenze per consentire la l'uga dei nuclei più consistenti, mentre una compagnia della "Taglìamento" entrava in Castagneira, iniziando l'ascesa verso l'Alpe Bordone e sottoponendo a concentramenti di mortaio la pineta del Monte Briasco. Più tardi vennero occupati gli abitati di Piana dei Monti, Breia, Cadarafagno e Celbo.
I rigori del clima e le forti nevicate provocarono una stasi operativa che si prolungò sino alla prima decade di febbraio. Le bande erano state respinte a nord di Varallo ed una fortunata operazione aveva disperso la "Beltrarni".
Alla fine di gennaio. proveniente da Roma, giunse in zona il Battaglione "Camilluccia", tutto di volontari, che divenne il 11° Battaglione della Legione.
Nei primi giorni di febbraio venne notata una certa attività di elementi partigiani su Biella, e pertanto alcuni reparti della Legione furono dislocati attorno alla città con il compito di bloccarli. lì 9 febbraio ciò riuscì a Sordevolo, dove un intero distaccamento partigiano venne distrutto.
1116 febbraio, a Cossato. una compagnia sorprese un gruppo di guerriglieri che tentava la cattura di elementi civili e tre comandanti partigiani persero la vita.
Il 20 febbraio una nuova grande operazione respinse i guerriglieri dalla Valle Sessera verso la Valsesia. La Legione sostenne con i propri reparti l'ala destra dello schieramento offensivo.
"17 marzo. Durante la mattinata un Plotone della 2a Compagnia ed un Plotone del Il Battaglione compiono un'azione verso Crevola, dove sono segnalati dei banditi. A conclusione dell'azione vengono catturati quattro banditi, renitenti alla leva, provenienti da Lambrate (Milano), che si avviavano a raggiungere le bande di Moscatelli".
"19 marzo. Dislocazione del Battaglione a Varallo. Alle ore 7 un autocarro con una Squadra di fucilieri, comandata dal C.S. Coccetta viene fatta oggetto di una imboscata nei pressi di Quarona. I legionari reagiscono immediatamente con il fuoco delle armi individuali. Nello scontro cade sul campo dell'onore il legionario Carotti. Ordinata l'azione di rappresaglia vengono incendiate alcune case di partigiani, che si trovano tuttora alla macchia, negli abitati di Varallo, Borgosesia e Quarona".