La storia della Legione Tagliamento
Tratto dal libro di Giorgio Pisanò "L'ultimo saluto" edito dalle edizioni Fascismo e libertà. È dedicato "ai 43 legionari della Legione Tagliamento trucidati in Rovetta il 28 aprile 1945 e in ricordo di tutti i caduti per l'onore e di Benito Mussolini.

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Fino all'aprile del '44

Dopo l'aprile 1944 

Le fine della guerra

L'eccidio di Lovere

Teglio e i Martiri di Rovetta


 

Nei primi giorni dell'aprile il Comando della Legione si spostò a Rimella, sullo spartiacque tra la Valle Mastellone e la Valle Anzasca, e le azioni antiguerriglia proseguirono.
Ed ecco. in merito, quanto è scritto sul Diario della Legione:
"5 aprile. La 1a Compagnia. che muove da Biccioleto alle ore 7 e passa per Piana, Casopa. Crognero, Orlino, punta molto decisamente su Roy. dove riesce a catturare buona parte del materiale sanitario nell'infermeria dei banditi, i quali sono fuggiti sotto il fuoco di una pattuglia della 4a Compagnia, comandata dal sottotenente Colombo. Mentre la 3a Compagnia passa attraverso la Dorchetta e raggiunge prima di sera Rimella, dove pure si trova il Comando di Legione, la 2a Compagnia ed il Comando di Battaglione trovano al Passo Baranca una certa resistenza da parte dei banditi che hanno piazzata anche un'arma automatica pesante su un punto obbligato. Benché i legionari siano quasi immobilizzati dalla neve, la loro reazione di fuoco è così intensa e precisa che ben preso i banditi si danno alla fuga, abbandonando le armi ed un ferito che essendo intrasportabile viene finito. La Villa Lancia, l'Albergo "Baranca" ed un'altra casa, che servivano da ricovero ai banditi, vengono date alle fiamme. La Villa Lancia che conteneva esplosivo di tipo inglese salta in aria".
Il 6 aprile, i guerriglieri comunisti attaccarono il presidio di Borgosesia. Ultimato l'attacco, una banda ripiegò verso Nord, appostandosi in località Ponte della Pietà. Poco prima delle ore 2. un autocarro, che aveva a bordo ventitre legionari del Il Battaglione, al comando del tenente Pietro Prezioso, giunto presso il ponte. andò a urtare contro un cavo dell'alta tensione, teso dai partigiani, e si schiantò contro la spalla del ponte stesso, incendiandosi.
I legionari, proiettati all'intorno dall'urto, aprirono il fuoco, ma la loro resistenza fu breve. I guerriglieri, scesi dalla scarpata, spararono i colpi di grazia sui feriti, uccidendoli. Si salvarono in tre: il brigadiere Clavario, che già aveva visto trucidare il fratello Claudio, si salvò per una raffica sparata contro i partigiani dal conduttore del mezzo, il legionario Canterani, che, sebbene ferito. si era posto al riparo, deciso a non arrendersi. Anche il tenente Prezioso si salvò, nonostante avesse ricevuto il colpo di grazia in un occhio.
Uno dei tre superstiti. il vicebrigadiere Oscar Clavario, così scrisse al colonnello Zuccari dall'Ospedale di Vercelli: "Con il cuore gonfio di dolore. ora più che mai sono deciso a donare tutto me stesso per la sublime Causa che perseguiamo. La nostra Unità è formata dai forti e da giovani, pronti a tutto osare anche se sono stati vilmente assassinati in una crudele imboscata dei bastardi traditori della Patria".
"Fra essi è caduto mio fratello Claudio. Ma i nostri Caduti, le cui elette anime hanno spiccato il volo verso il cielo purissimo degli Eroi, saranno sempre ed ovunque con noi, stretti a noi, col volto intriso di sangue. protesi verso la meta che ci siamo prefissi e che raggiungeremo ad ogni costo: salvare la Patria".
II 15 aprile vennero fucilati a Varallo i prigionieri alleati Brown, Mc Kracken e sergente Miller perché catturati con le armi in pugno. Del fatto. su segnalazione di un comando partigiano agli angloamericani venne incolpato il cappellano della Legione, padre Antonio Intreccialagli.
Le formazioni comuniste che, nel corso del mese di aprile, avevano dovuto sgomberare la Valle Mastellone, ripiegarono sul Monte Briasche con le ordinanze scompaginate. Pacificata la zona, il 1° Battaglione si spostò in Val Toce, dando inizio a una rapida azione di grande polizia.
Ed ecco dal Diario Storico gli avvenimenti accaduti nei giorni 4 e 8 maggio 1944:
"4 maggio. Alle ore 23 partono due squadre della 1a Compagnia, al comando dell'aiutante Fiorineschi, con il compito di distruggere la banda di "Gemisto" segnalata all'Alpe Panin".
"8 maggio. Due staffette inviate dal sottotenente Schianchi, comandante di pattuglia della 1a Compagnia, avvèrtono il Comando Presidio di Pray che l'ufficiale suindicato (facendosi passare per partigiano) ha preso contatto con una banda di ribelli, assieme alla quale, secondo l'accordo, dovrebbe attaccare nella notte Pray. Il tenente De Mattei invia immediatamente un Plotone al comando del sottotenente Mazzoni. il quale prende contatto con il sottotenente Schiachi, ed insieme, i due ufficiali decidono di tendere un'imboscata ai banditi quando giungeranno al convegno. Questa imboscata non riesce, in quanto i banditi, per ragioni ignote, non arrivano sul posto del convegno, il sottotenente Mazzoni decide di perlustrare la località di Santa Maria di Curino, sempre molto frequentata dai banditi. Bloccate tutte le entrate del paese, il sottotenente Scianchi, che già conosce la località si porta all'altezza dell'osteria, davanti alla quale vigila un bandito contro cui l'ufficiale apre il fuoco uccidendolo. Nasce una violenta sparatoria tra i legionari ed un gruppo di tredici banditi, comandati da "Gemisto", che si trovavano nell'osteria. Dopo mezz'ora di ostinata, violentissima lotta, la resistenza viene domata ed i banditi lasciano sul terreno parecchi morti. Uno viene fatto prigioniero, mentre "Gemisto". benché ferito, riesce a fuggire. Viene pure tratto in arresto il magazziniere del Consorzio locale perché favoreggiatore dei ribelli e detentore abusivo di armi. All'arrivo del tenente De Mattei il magazziniere viene passato per le armi".
All'azione di Santa Maria di Curino avevano partecipato in uniforme di paracadutisti inglesi i militi scelti Ottobrini e Angelo Pucci ed i legionari Giuseppe Bergami e Clocchiatti. Dotati di armi nemiche, i quattro audaci erano riusciti ad introdursi nel covo dei guerriglieri. restandovi sino al momento dell'attacco del tenente Mazzom.
Nelle prime ore del 9 maggio, grazie ad una informazione di agenti, una Compagnia sorprese a Forno l'infermeria delle bande comuniste di Vallestrona. Dal fabbricato, dopo l'intimazione di resa e contrariamente alle convenzioni internazionali, si fece fuoco. Così, quando esaurite le munizioni i partigiani si arresero. vennero passati per le armi.
Un'altra operazione, il 17 maggio a Mottalciata, consentì di sorprendere un intero distaccamento partigiano, preventivamente narcotizzato con vino miscelato a sonnifero da alcuni informatori. Il distaccamento venne distrutto.
Il 29 maggio, la Legione condusse l'ultimo ciclo di operazioni nella Valle di Grezzoney che si concluse il 10 giugno con risultati positivi.
Rientrata a Vercelli, la Legione ricevette la visita del Comandante generale della GNR Ricci che annunciò l'invio della Legione sul fronte Adriatico.
Il 4 giugno la Legione sfilò davanti a Renato Ricci. Poco dopo partì per le Marche. Il Comando si dislocò a Sasso Corvaro, in provincia di Pesaro. ed i battaglioni fornirono sicurezza ai Pionieri del Genio, intenti alla costruzione della "Linea Verde", sulla sinistra del torrente Foggia, Nei mesi di giugno e luglio, la Legione intervenne con il peso delle sue armi a tutela della costruenda linea di resistenza, meritandosi un encomio da parte di Mussolini, il quale, il 6 agosto, volle visitare i singoli reparti, portando ai legionari l'ambito premio della sua presenza.
Alla fine di agosto. quando ormai le Unità in arretramento iniziavano a guarnire la "Linea Verde", la Legione "Tagliamento" si trasferì a Recoaro Terme per iniziare un nuovo ciclo di operazioni. Furono battuti dai reparti la Piana di Schio, Thiene, l'Altopiano di Asiago, Cima il. Cima 12 e l'Ortigara.
Nella seconda decade di settembre, la Legione investì il Monte Grappa. rastrellandone a fondo le innumerevoli caverne e debellando una consistente formazione di guerriglieri, guidata da ufficiali angloamericani. In queste azioni si distinse il milite scelto Zelco. della 1a Compagnia. che, armato di un "Breda 30", si lanciò all'attacco di una postazione avversaria. catturandone tutti i difensori.
Nell'intero ciclo operativo, le per(lite furono contenute in limiti modesti; particolarmente dolorosa, però. la perdita del capitano Poggi.
Il 28 ottobre. al termine del ciclo di operazioni sul Monte Grappa. la Legione giunse nell'Alta Valle Camonica. dislocando presidi a Ponte di Legno, Temù. Vione Vezza d'Oglio e Monno, lungo la strada statale n. 42. a Carteno sulla strada Statale n; 39 e a Malonno, a Sud di Edolo.
Stabiliti i presidi. il Coniando della Legione ordinò ai reparti di effettuare puntate offensive per saggiare la consistenza e la dislocazione delle bande.
Tali operazioni . nell'Alta VaI Camonica, abbracciarono il periodo 28 ottobre-4 novembre: la piò proficua azione venne svolta dalla 4> Compagnia del lì Battaglione in Valsaviore.
Il 5 novembre ebbero inizio i movimenti verso Sud dell'intera Legione, in relazione ad un ordine che prescriveva di guamire l'imbocco della Mal Canionica, a protezione di importanti lavori di fortificazione. Il Comando della Legione sidislocò a Pisogne; il I Battaglione tra Dario e Marone. con una Compagnia a Zone; il Il Battaglione all'imbocco della Mal Borlezza. Immediatamente venne dato inizio ad operazioni a breve raggio, che investirono le località di Gianico, Costavolpino, Broccasecca e Praottone. L'8 novembre. a Corti, un ufficiale e due legionari vennero feriti in un agguato: ne seguì una rappresaglia sugli abitanti (li Corti San Rocco e (li Corti Sant'Antonio. Lo stesso giorno venne eseguita anche una puntata su Cividate. Dopo il termine di scadenza per la presentazione degli sbandati (10 novembre). il Comando della Legione poté iniziare operazioni a largo raggio. Nella mattinata dell'11 novembre venne diramato ai Reparti il seguente ordine: "Il 12 p.v. avrà

 

 inizio una operazione di Polizia a grande raggio che, effettuata da tutti i Reparti dipendenti da questa Legione, ha il compito di debellare e ai distruggere quanti ancora si trovano alla macchia e di vendicare il tenente Canditi e gli altri due legionari feriti nell'aggressione del giorno 8 u.s. La operazione di Polizia verrà effettuata nella zona a S.E. e N.O. dell'ultima parte del corso dell'Oglio, compresa grosso modo nei seguenti limiti: Montecchio, Darfo. Artogne, Pian Camuno, Grattacasolo, Fraine, Pontasio, Monte Guglielmo. Cislano e Angolo, Bessino, Rogno, Costa Volpino, Bossico".
"Perché l'azione riesca nel modo sperato, è mio intendimento convogliare tutti i banditi verso la valle dell'Oglio da Darfo, Pisogne, Lovere e nella parte Nord del Lago d'Iseo, sulla linea compresa fra Castro e Marone, partendo dagli spartiacque che dividono a SE. la Valle dell'Oglio dalla Val Trompia e a N.O. la Valle dell'Oglio dalla Valle di Tede. I Reparti rientreranno alle rispettive basi entro le ore 24 del giorno 12 p.v. Le notizie dovranno pervenire al Comando di Legione in Pisogne entro e non oltre le ore 20 di ogni giorno, a mezzo staffetta, in maniera che questo Comando possa trasmetterle al Comando germanico della zona. Informazioni: i luoghi di riunione dei banditi sono: Valle Palot, Piancamuno, notoriamente covo di banditi comunisti, appoggiati incondizionatamente dalla popolazione, il paese di Pontasio, dove i banditi sono soliti rifugiarsi, in caso di pericolo, nel campanile della Chiesa".
L'iniziativa del Comando della Legione stroncò il fenomeno ribellistico ancor prima che si giungesse al contatto tattico. Le bande si sciolsero: molti elementi passarono in Valtellina, proseguendo poi per la Svizzera, altri scelsero una più comoda sistemazione nella Organizzazione "Todt".
Sempre nel novembre, a Zone fu prelevato dai guerriglieri l'allievo ufficiale Brini. Il comandante della 12 Compagnia, capitano De Mauri, distaccò allora un gruppo di legionari in abiti civili per le ricerche dei colpevoli, ma senza alcun esito. Venne quindi inviato in missione il Plotone del tenente Mazzoni che operò diversi fermi di persone sospette. Alcuni ufficiali germanici pretesero subito il rilascio degli arrestati, in quanto, dissero, lavoravano nella "Todt". Ma il tenente Mazzoni rifiutò di rilasciarli perché convinto che fossero guerriglieri, come poi effettivamente risultò.
Altre azioni contro le bande vennero effettuate a fine mese a Eraine, Palot. Solato e Vissone e nella zona di Piazze, dove, con tiri di artiglieria, vennero distrutte baite nelle alte quote e un rifugio.
Il ciclo di operazioni nel novembre provocò la fine di due "brigate" partigiane, che avevano avuto le basi sconvolte e le formazioni distrutte, disperse o costrette all'autoscioglimento.
Di questa situazione fa fede un rapporto di informatori nel quale si legge: "in provincia di Brescia la presenza dei temuti reparti della Legione "Tagliamento" ha provocato una crisi in seno ad alcune formazioni partigiane, specie della Val Camonica, le quali, per evitare il crollo completo e clamoroso, si sono disciolte di propria iniziativa, conservando però organico ed effettivi per il momento della ripresa. Mentre alcuni fuorilegge sono passati in Valtellina. i più sono rientrati nella vita civile, appoggiandosi ad amici e parenti, residenti in località diversa dalla loro abituale dimora. Essi però sì mantengono in contatto con i rispettivi capi, pronti a rispondere alla loro chiamata. Le bande rimaste intatte non svolgono attività degna di rilievo. Esse continuano ad essere rifornite attraverso la solita catena di favoreggiamenti e di donne, queste ultime incaricate anche di mantenere i collegamenti". Per quanto riguarda le operazioni del dicembre, ecco al riguardo il testo integrale di una relazione inviata al Comando della Legione: "Oggetto: Relazione sull'azione del i2-13 dicembre 1944". "A seguito foglio del 30.XI. 1944 XXIII, si comunica quanto segue:"
"Dopo aver eseguito varie ricerche si è venuti a conoscenza che nella zona di Sale Marasino e Sulzano si trovavano ancora in libertà molli elementi sicuramente appartenenti a bande partigiane. Individuati tali elementi si è proceduto nella notte suI 13 dicembre ad un'azione così concepita:
"1) Una Squadra al comando del sottotenente "M" Pompili Giuliano doveva portarsi a Monte Isola e prelevare quivi il partigiano Bonfadini Aiìgclo;
"2) Una Squadra al comando dcl Vice Brigadiere Cavallazzi Arrigo doveva recarsi a Sale Marasino e catturare il "Reginella", luogotenente della cellula comunisla della zona; contemporaneamente una piccola pattuglia doveva portarsi pure in Sale Marasino per catturare tali Bracchi Paolo e Faita Biagio detto "Gino Squerzin";
"3) Una Squadra al comando del sottotenente "M" Fenoni Giulio doveva recarsi in località Estesino (sopra Sulzano) e prelevare "Luigi dell'Estesi".
"4) Una Squadra a] comando del sottotenente Prezioso Piero doveva recarsi in località Maspiano e catturare i fratelli Borghetti Stefano, Giuseppe e Natale;
"5) Una Squadra al comando del sottotenente "M" Misciattelli Gregorio doveva recarsi in Sulzano ed occupare l'Albergo "Aquila Marina".
"Alle ore 23.00 del giorno 12 ha avuto inizio l'azione, eccone i risultati:
"1) Il Bonfadini Angelo non è stato trovato a Monte Isola;
"2) A Sale Marasino è stato possibile catturare il Faita Biagio. mentre è scomparso il Bracchi. Introvabile il "Reginella" partito per Brescia da due giorni.
"3) E stato catturato a Estesiìio "Luigi dell' Estesi", la cui casa è stata data alle fiamme in seguito a false accuse lanciate da questi contro nostri legionari;
"4) A Maspiano il sottotenente Prezioso riuscì, in un primo momento, a catturare i fratelli Borghetti, ma questi poterono fuggire approfittando dell'inceppamento del mitra di chi li aveva in custodia. A Sulzano riuscì pure a fuggire uno dei fratelli Casari sempre per lo Stesso motivo.
"A Sulzano si è proceduto al taglio (lei capelli alle seguenti giovanni ree di aver continuato per molto tempo una propaganda antitaliana: Maria Biancheiti. Jolanda Bianchetti, Maria Zanola e una figlia del pittore. Inoltre sono state ammonite varie persone di ambo i sessi compreso dan Sandrinelli, sempre per lo stesso motivo.
"Nell'azione è stato recuperato un certo quantitativo di materiale militare e sanitario. L'azione aveva termine alle ore 8.30 dcl 13 dicembre.
"Il Comandante del Battaglione".
Il 31 dicembre 1944 il Comando della Legione potè dare al Comando Generale della GNR il seguente consuntivo di attività dal novembre 1943:
"Perdite subite: Caduti: 2 ufficiali, 3 sottufficiali, 44 legionari; Feriti: 8 ufficiali, 12 sottufficiali, 83 legionari.
"Perdite inflitte: 750 prigionieri nemici catturati; 431 banditi uccisi: 401 banditi catturati; 136 favoreggiatori arrestati; 338 reni-tenti e disertori catturati.
"Armi e Materiali catturati: 1 cannone da 47/32; 1 mortaio da 81 mm; 8 mitragliatrici di vario modello; 17 fucili mitragliatori italiani e stranieri; 275 moschetti Modello "91" e Mauser; 114 moschetti automatici; 19.000 cartucce per armi portatili; 1.033 bombe a mano; 7 quintali di esplosivi; 10 mine".
L'anno 1945 iniziò in modo cruento: il 6 gennaio i guerriglieri ferirono un ufficiale a Ceto, provocando rappresaglie su abitazioni e cattura di ostaggi. Ma nel corso del mese, salvo alcuni bombardamenti aerei su Cedegolo, richiesti dalle bande, non si verificarono azioni di rilievo.
Le operazioni ripresero nella terza decade di febbraio con obiettivo di Mortirolo. Sul Mortirolo, in alcune vecchie fortificazioni, si erano acquartierate consistenti formazioni di "Fiamme Verdi", cui il nemico aveva paracadutato armi, munizioni, vettovagli e uniformi. Qualche aviolancio era stato catturato anche dalla Legione, il che permise di sostituire una parte delle armi a ripetizione ordinaria con i mitra canadesi Sten. Il Mortirolo, comunque, costituiva una minaccia sia per la Valtellina che per la Valcamonica, trovandosi in posizione centrale rispetto a due importanti itinerari, quello dello Stelvio e del Tonale.
Il Comando di Legione, pertanto, decise un'azione di assaggio al fine di rilevare lo schieramento nemico e la sua consistenza.
Il 20 febbraio 1945 il Comando della Legione emanò il seguente Ordine di operazioni:
"Un reparto di n. 62 uomini agli ordini del sottotenente "M" Susini Giacomo compirà nella notte tra il 21 ed il 22 febbraio p.v. un'azione nella zona del Mortirolo e San Giacomo, in stretta collaborazione con reparti della 2a Compagnia.
"Scopo: annientare i gruppi di partigiani che si trovano dislocati nella zona compresa fra Lago di Mortirolo, Baita del Lago, San Giacomo e Mortirolo;
"Situazione: le bande che compongono la divisione "Fiamme Verdi" sono numerose e bene armate; "Inizio operazione: il reparto inizierà la marcia alle ore 22,30 precise del giorno 21febbraio p.v.
"Organico del Reparto: esso sarà costituito come segue:
1) Plotone Fucilieri: uomini 34; staffetta portaordini: uomini 1; totale 35. "Comandante: sottotenente Galletti Silvano;
"2) n. 2 Squadre mitragliatrici T. 42: uomini 20; staffetta portaordini: uomini 1; totale 21.
"Comandante: aiutante Manca Giuseppe;
"3) Servizi; segnalatore 1; portaferiti 2;
"Armamento: collettivo: 4 fucili mitragliatori "Breda 30" con 12 cassette, 2 mitragliatrici 1.42 con 12 cassette: individuale: prevalentemente costituito da Mitra, Sten e bombe a mano.