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RAI TV :
una "grande storia" a senso unico
Consapevoli del fatto che i lettori di libri in generale, e di storia in particolare, costituiscono una minoranza infinitesimale rispetto ai tanti fruitori del mezzo televisivo, i fautori dell'attuale sistema politico e culturale, che sono non a caso anche i reggitori dell'universo mass-mediologico globale contemporaneo, sono arrivati a una conclusione logica e essenziale. E' inutile investire in costose ricerche storiche per indagare scientificamente sui fatti del passato più o meno recente, correndo magari il rischio di vedere approdare il risultato di tali lavori verso lidi poco rispettosi delle "verità" già scritte cinquant'anni or sono.Per raccontare agli italiani la storia del loro paese e delle vicende che lo hanno coinvolto nel corso della seconda guerra mondiale, è molto più semplice e produttivo affidarsi all'immediatezza del mezzo televisivo. E infatti ecco che su Rai Tre, in poco più di un'ora inframezzata dai consueti spot pubblicitari, all'ingenuo di turno viene propinata la cosiddetta "grande storia in prima serata", un consuntivo abilmente manipolato che fornisce allo spettatore curioso le solite, lapalissiane conclusioni. In sintesi:- i Tedeschi di Hitler erano malvagi in senso assoluto, nessuno escluso, dalla culla ai frequentatori
d'ospizio; - gli Italiani (solo quelli fascisti però) erano altrettanto cattivi ma forse troppo folcloristici e amanti del mandolino per poter competere con gli assatanati teutonici;I Giapponesi, per completare la lista dei cattivi, erano degli sporchi "musi gialli" programmati per uccidere, privi di sentimenti e di qualsiasi parvenza di sensibilità;- gli Alleati invece, americani in testa, erano dei benefattori dell'umanità entrati in guerra per combattere il Male e creare un mondo privo di ingiustizie e sopraffazioni.E' chiaro che gli sforzi fatti per decenni per dar vita a stereotipi di questo genere, che a forza di essere ripetuti ad ogni piè sospinto sono diventati dei veri e propri dogmi, non possono essere vanificati dando spazio a l risultato di ricerche che smentiscono gli assunti di cui sopra.E' il caso di una ricerca condotta con scarsi mezzi ma con grande passione da due ricercatori lontani dalle lobbies e dai potentati politici, Massimo Lucioli e Davide Sabatini, autori del libro "La Ciociara e le altre"(distrbuito dalla Libreria Europa Editrice, Via S. Veniero 74, Roma, tel.0639722155).Questo libro è l'unico esistente in Italia, e per quanto se ne sa in Europa, ne quale viene ricostruito il tragico fenomeno delle cosiddette "marocchinate", come vennero definite le migliaia di casi di stupro e di violenza che hanno visto protagoniste le truppe coloniali del Corpo di Spedizione Francese, aggregato agli eserciti alleati durante la campagna d'Italia.Questa triste vicenda è stata resa nota al grande pubblico attrverso il romanzo di Moravia "La Ciociara" e alla sua riduzione cinematografica, affidata alla regia di De Sica, con una grande nella interpretazione di Sofia Loren, ma le sue reali dimensioni sono del tutto sconosciute alla maggior parte degli italiani. Questi, infatti, non sanno che a subire tali orribili violenze non furono solo poche donne sventurate del frusinate ma, piuttosto, circa ventimila donne di ogni età, del Lazio, della Sicilia e della Toscana, colpevoli solamente di essersi trovate sulla strada di quei feroci criminali. Venuto a conoscenza de libro sopra citato, Enzo Cicchino, un regista della trasmissione RAI "La grande storia", ha immediatamente contattato gli autori con l'intenzione di dedicare all'argomento una prestigiosa "prima serata". Dopo diversi incontri con Lucioli e Sabatini e dopo ulteriori ricerche che hanno visto l'accumularsi di testimonianze, di materiale filmato e di documentazione dell'epoca, Cicchino ha presentato il progetto del reportage ai suoi superiori ma il suo lavoro è stato bocciato. Il motivo: la RAI non poteva trasmettere un documentario così compromettente e accusatorio. In sostanza, lo spettatore di RAI Tre doveva continuare a vedere nei soldati degli eserciti alleati dei simpatici ragazzoni distributori di gomme da masticare e di cioccolate, non degli stupratori di donne e di bambine indifese, uccisori di padri e fratelli nonché spietati razziatori di povere case. La verità su tale intervento censorio è stata ricostruita dallo stesso Cicchino sul sito internet www. Larchivio .com quando ormai, dopo due anni, gli autori della "Ciociara e le altre" erano ormai convinti che fosse stato lo stesso Cicchino ad archiviare il tutto una volta resosi conto della patata bollente che aveva per le mani.Al coraggio e all'onesta intellettuale di Enzo Cicchino va il plauso di chi crede ancora nella libertà della ricerca storica.
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