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Uno dei Battaglioni M
Pio Cappuccino
- FANCIULLI MARTIRI -
Siena ed. La Poligrafica 1951
Capitolo X - seconda parte
Il 21 vanno di pattuglia e cadono in bocca ad un carro leggero appostato tra le piante. Si allontanano a sbalzi, inseguiti da raffiche lunghe e nutrite. Mentre Amerigo è a terra, tra i filari, un colpo recide sul capo un superbo grappolo dorato.Gli fece un'impressione strana. Credeva che fosse paura, invece era presentimento.Perché non morì allora, falciato da una raffica nemica, reciso insieme ai grappoli d'uva di
Catania? Gli acini gli si sarebbero sparsi sul capo agonizzante; avrebbe potuto
assaporare la dolcezza mentre gli si vuotavano le vene e la febbre lo bruciava… Morire con l'uva a portata di mano e di bocca; grappoli ai filari e grappolo lui stesso, strappato al tralcio nel vendemmiare la Patria!…Ma non fu così: la bella Morte lo sfiorò e prese altri ragazzi.La cercò ancora in quei terribili; non fu della mandria del fuggi-fuggi; attese a piè fermo il nemico; gli gettò contro le bombe avute in dotazione e altre
abbandonate dai paurosi.Invece della morte ebbe la prigionia. Due giorni e due notti tristissimi. Dai rami contorti dei limoni e dei mandorli filtrava come una filigrana la luce pallida della luna.Che cosa non dice la luna all'eroe che prova l'amarezza velenosa del reticolato? Le mandorle amare sono un frutto sa- no, ma la prigionia è un tossico.Bisogna evitarla per non sopravvivere con l'animo
guasto. Amerigo fuggì dal reticolato per servire ancora
l'Italia. Rivalicò lo stretto di Messina che due settimane prima aveva passato con tanta e umiliazione.Nel risalire la Calabria, un feroce mitragliamento colpì la tradotta. I superstiti trasportarono a braccia, attraverso la campagna, i feriti più
gravi. Amerigo vide un morente soccorso da un poveretto con le gambe spezzate: gli faceva vento con un pezzo di carta. Quei due non avevano più paura: la paura aveva lasciato il posto alla più tenera pietà.Il ferito alle gambe si rammaricava di non poter andare a prendere l'acqua per l'agonizzante che bisbigliava mamma ho sete.Ci andò Amerigo per tutti e due: invece di acqua avrebbe voluto dare il sangue. Lo darà poi, durante la Repubblica Sociale, a due degenti dell'ospedale di Edolo: uno era un
partigiano. Arrivò a Bergamo, dalla mamma, il 29 agosto: festa del martirio di San Giovanni Battista. Anche a lui, come Precursore, era stata mozza la testa, a lui, si capisce, in senso spirituale.Quello che aveva osservato in Sicilia e quello che aveva visto nelle stazioni, da Reggio a Milano; la gazzarra del 25 luglio che ghignava sulle macerie; i Venduti che dietro i cumuli di cadaveri e di rovine porgevano di nascosto la mano a i nemici che si avvicinavano, lo avevano ucciso nell'animo.Ma l'8 settembre fu la scudisciata che lo sollevò dalla disperazione mortale.Quando il babbo, dopo le innumerevoli peripezie arrivò a casa e la famiglia dopo quasi quattro anni si ricongiunse, egli volle partire. Come poteva godersi la pace familiare nell'ora in cui la Madre Patria era consegnata, da figli indegni, all'arbitrio dei nemici?Il babbo lo dovette accompagnare al Distretto di Bergamo dove non esistevano ancora norme e bandi di arruolamento volontario. I genitori, con questo gesto lealissimo, credevano di averlo placato.Ma ci vuole ben altro per far
tacere la coscienza di un giovane puro.La coscienza integra non tace mai di fronte all'ingiustizia ed al disonore.Grida non licet, anche se questo grido gli costa la vita.Come quel giovane umbro, che sognò di sorreggere e di riparare la chiesa che minacciava rovina e non fu pago se non quando mosse alla grande impresa, così Amerigo non ebbe pace se non quando partì per il fronte di
Nettuno. O Roma o Morte! - mormorava spesso quando leggeva i comunicati di guerra sul giornale.Il 2 novembre, dopo essere stato coi genitori alla Messa ed al Cimitero, espresse il desiderio di andare da un amico in Val Brembana. (Continua nel prossimo numero)
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