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Era piovoso e triste
quel ventidue settembre
A Coltano.
Il vocio dei radunati
sapeva di malinconia
velata a stento
dall'allegria forzata.
Un poco in la, più lontano,
un gruppo di acidi questurini
vilmente in abiti civili
incapaci di capire;
Il vecchio Legionario
stancamente si avviò
nel mezzo dell'antico campo
a cercare... a trovare...
Cerca forse i ventenni
sogni infranti?
Cerca forse i volti
dei compagni assenti?
E trova invece, rivede
l'immenso carnaio dolorante,
i nudi scheletri ondeggianti,
risente il fetore
della prigionia!
Ma non questo cerca
non questo vuol trovare.
Il motto di una giovane
Scuola della Guardia diceva:
"Andiamo a rifarci una PATRIA";
Ecco! Questo cerca
l'anziano Legionario,
questo vuoi ritrovare:
la sua PATRIA.
Un tumulto stringe
il suo netto stanco,
non vede quel che cerca.
Tutt' intorno
la selva grigia dei pini
lo serra, lo soffoca,
il cielo umido e tetro
lo opprime.
Di lontano si agita,
intorno al granito grigio,
la selva di labari e stendardi.
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Ma l'anziano Legionario
non vede, non sente
la sua PATRIA.
Le lacrime fan velo agli occhi
e intravedo, lì d'intorno
a deforme, contorta,
putrida e mostruosa patria,
corrotta dal marciume
di democratiche menzogne.
Il Cappellano officiante
e il novantenne Frate guerriero
lanciano una freccia di speranza
lassù, oltre le nuvole.
Ecco! pensa l'anziano legionario,
la PATRIA è lassù, in alto,
insieme ai compagni miei.
NO la PATRIA lui la vuole
qui, in. Terra,
la vuol toccare,
la vuoi sentire,
a vuol vivere
prima di volare
oltre le nuvole.
Ma intorno a lui
c e solo la pineta opprimente
e il ricordo doloroso
dei nudi soldati prigionieri.
D'un tratto il cuore si fa saldo
il velo di lacrime scompare
e l'anziano Legionario
vede, laggiù, sotto il tricolore,
vicino al granito grigio
un gruppo di Giovani
dagli occhi vivaci
nei volti puliti
i petti diritti
e neri ai camicia!
Ecco! Non è certo! Son loro
che rifaranno la PATRIA sua
e dei compagni assenti.
Ora i pini si fan verdi
e profumati e l'aria è fresca.
Il Legionario s'acqueta.
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