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Rovetta, la Legione Tagliamento, i caduti per l'Onore
I reduci della "Tagliamento" il giorno 21 maggio si sono ritrovati a Boario terme per l'annuale raduno, la stessa sera, si è svolta l'assemblea ed il rinnovo delle cariche.
La mattina del 22 maggio si è partiti per raggiungere il Mortirolo, luogo caro ai legionari per il sacrificio di molti di loro, e ci si è radunati per commemorarli alla croce fatta erigere dai reduci nel ricordo dei commilitoni caduti con la posa di un mazzo di fori.
La Legione "Tagliamento" era arrivata dal Piemonte il 29 ottobre 1944 e destinata a presidiare la Valle Camonica, in funzione antipartigiana, non sapendo che il comando tedesco aveva raggiunto un accordo con i partigiani delle "Fiamme Verdi". Il maestro Giacomo Cappellini, capo partigiano nel settembre del 1944 aveva firmato un accordo con il Maggiore Neulcirchen, ufficiale della Wermarcht responsabile di zona, creando nella media VaI Camonica una specie di zona franca tra partigiani e tedeschi, ma lasciava libertà di azione degli italiani combattenti nelle forze armate della R.S.l., militari che ebbero a subire agguati ed attentati, in particolare gravità sul Mortirolo.
Ricordiamo cosa cantavano nell'inverno 1944-45 i partigiani in VaI Camonica: "Verrà poi la primavera, scenderemo giù dai monti, e coi Fascisti faremo i conti, ammazzeremo il traditor! Verrà poi un altro inverno, torneremo al Mortirolo, con la bottiglia di Barolo, e la vacca da mangiar". Furono di parola. loro che erano trincerati in posti sicuri, in vecchi fortini e trincee risalenti alla guerra 1915-18. I caduti della "Tagliamento" in quella vallata furono 90 accertati, più cinque non identificati. Una leggenda del posto dice: "Sulla via del Mortirolo, poco sopra Monno c'è una sorgente chiamata l'acqua della Madonna, la Madonna passò assetata e bevve a quella fonte ...". Nel pomeriggio, si è visitata la Chiesa degli Alpini a Boario. dove l'anno scorso posero una lapide a ricordo dei caduti.
Dalla Valle Camonica, alla vicina Val Sesriana, la domenica del 23 si sono ritrovati al cimitero di Rovetta per la messa di suffraggio ai 43 martiri ragazzi dai 15 ai 22 anni, di un plotone della VI Compagnia "Tagliamento" massacrati la mattina del 28 aprile 1945 dopo due giorni di prigionia e maltrattamenti.
Leggiamo ora la testimonianza dell'unico sopravvissuto all'eccidio dei 43 legionari (Fernando Caciolo, anni 16 appena compiuti): "grazie alla mia presenza di spirito e vedendo che stavamo per fare una brutta fine, avevo chiesto al partigiano di guardia il permesso per andare ai servizi igienici e, scavalcando la finestra del gabinetto, fuggendo da un orto all'altro, mi rifugiai nella soffitta di una casa piena di quadri di santi, che seppi poi essere la casa di un prete, il parroco don Giuseppe Bravi." Proseguendo poi il racconto, il legionario Caciolo, rammenta: "Saranno state le ore 11:00 o poco più, nel mentre ero intento a studiare il modo per sfuggire alla eventuale cattura, sentii il mitragliatore sparare ad intervalli, ma in continuazione, per qualche tempo, mentre con un groppo alla gola accompagnato da uno sconforto che mi assaliva sempre più, immaginando che in quel momento i miei commilitoni cadevano inesorabilmente sotto i colpi mortali…". In seguito si seppe che furono massacrati a gruppi di cinque alla volta, ricevendo ad operazione conclusa, sventagliate alla testa e, sotterrati alla rinfusa.
Le salme vennero esumate nel novembre 1947 e dai poveri resti si constatò che i crani erano bucati dalle pallottole ricevute. Ricordiamo cosa disse la sentenza della corte di Brescia del 21 aprile 1951 sui fatti di Rovetta: "Un delitto, per avere, in concorso tra loro, con più azioni esecutive del medesimo disegno criminoso, cagionato volontariamente, mediante fucilazione, ed agendo con particolare crudeltà la morte dei 43 militi della Legione "Tagliamento" inquadrati nelle forze armate della Repubblica Sociale Italiana, in Rovetta il 28 aprile 1945 ".
Il Maggiore Giuseppe Pacifico dell'Esercito italiano che aveva trattato la resa con il S.ten Roberto Panzanelii, comandante il plotone dei militi, ebbe a scrivere su quei fatti "una macchia alla lotta partigiana".
Belle parole ma a Valgoglio, poco sopra Rovetta, il parroco, don Severino Tiraboschi, aveva collaborato attivamente con i partigiani di "Giustizia e Libertà", Moicano ed altri, autori del delitto dei 43 legionari, lasciò affrescare il muro della chiesa con un dipinto che di religioso aveva ben poco, raffigurava un gruppo di partigiani, in mezzo a loro il prete, unico che saluta a pugno chiuso.
Credevano di essere autorizzati a fare qualsiasi cosa, non pensavano di firmare la loro condanna morale. Dopo qualche anno il buon senso fece sì che il dipinto venisse cancellato.
…con il soffrir s'acquista
Fiorani Giuliano
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